Andate, vi è nato il Messia, l’Emmanuele

Il tempo non ci appartiene, siamo pellegrini nel tempo, ma non siamo padroni di questo tempo, è Dio che fissa i tempi, ed anche Paolo è cosciente quando nella lettera ai Gàlati scrive “venne la pienezza del tempo”. Questo fa capire che è Dio che conduce la storia, noi camminiamo con l’invito fatto nella I domenica d’avvento, ovvero quella di attendere, di capire dove andare, far diventare la vita non un’agenda ma una storia, perché l’agenda sono quei eventi che la contrassegnano, ma una storia è scriverla col cuore, scriverla con la propria vita e lasciare traccia e pietre miliari che segnano e solcano questo cammino di fede. Una storia deve essere autentica e vera, che non deve diventare semplicemente un libro “C’era una volta…e vissero felici e contenti, oppure morì” ma deve essere una storia di salvezza, perché se riconosciamo che la vita non ci appartiene, ma appartiene tutta a Dio, la mia felicità dipende da quello che vuole lui, da questa ricerca del volto di Dio, “…Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia…” ( benedizione che i sacerdoti ebrei davano la sera delle feste oppure all’inizio dell’anno), è l’augurio che ci facciamo ed  il motivo che ci dovrebbe accompagnare tutto l’anno. “O Dio, tu sei il mio Dio, all'aurora ti cerco, di te ha sete l'anima mia, a te anela la mia carne, come terra deserta, arida, senz'acqua.” Una dichiarazione d’amore stupenda, per vivere abbiamo bisogno di Lui, nostr’acqua, nostra fonte.

Un Dio che sposa la mia sofferenza, la mia difficoltà, un Dio che diventa l’Emmanuele, un Dio che traccia la storia servendosi di persone, come Maria, Giuseppe, i pastori, tutta la gente che 2.000 anni fa si è avvicinata a questa coppia. La storia della nostra vita in fondo è gestirla non partendo da noi stessi, convinti che le nostre scelte sono solo nostre e gli altri non ci devono entrare, perchè la fede va vissuta e celebrata in una comunità, in donazione, perché quello che si è udito, si è visto, va testimoniato, perché Lui è il nostro compagno di viaggio. Maria, è rappresentativa di quelle persone che cercano Dio e che cercano di capire questo Dio, perché Lui chiama, ma siamo noi che dobbiamo essere capaci di ascoltare. Quando l’angelo arriva, non bussa alla finestra, Maria lo capisce nel cuore, con una fede che è maturata lentamente crescendo con la vista del Figlio davanti la croce, lei che da mamma diventa discepola di un amore totale di dedicazione.

Lei insegna che il silenzio ti fa accogliere la voce di Dio, è un vento leggero, un vento che è stato inizio della creazione, è quel vento nel deserto della vita che a volte si presenta, chiedendo delle cose, che forse sono troppo grandi, ma questo è il senso della vita, è giocarsela, è decidere da che parte stare, è spogliarsi di tutte quelle cose che non appartengono alla sua volontà, che impediscono di essere uomo libero, un uomo capace di guardare in alto, un uomo che non accetta compromessi. Maria custodisce nel cuore tutte queste cose facendole diventare una meditazione continua. Noi siamo protagonisti di una grande storia, di una bellissima avventura, noi siamo figli di Dio, pensando al Natale Dio ha assunto la nostra natura, diventata un frammento di eternità di vita, il nostro esistere ha lo sguardo lassù, perché veniamo da lassù, siamo creati ad immagine e somiglianza e quindi aspiriamo a cose alte, e tutte le cose che scriviamo in questo libro, che si chiama storia della salvezza, noi ce lo giochiamo a partire da qui, cercando qual è il progetto di Lui su di me. Ma capirlo è difficile, perchè non bussa sulla spalla dicendo “Devi fare questo”. Un modo per capirlo, per esempio sono i pastori, che a quell’epoca erano considerate persone impure, perché vivevano con gli animali  e come animali, poi erano ladri, eppure sono protagonisti di grande evento, l’angelo li chiama per andare davanti a quella grotta e loro vanno, “Andate, vi è nato il Messia, l’Emmanuele”, “E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.”, e lo riferiscono con grande cuore che “Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette.” Noi non abbiamo un angelo che ci dice “Vai”, ma in fondo ognuno di noi è messaggero di Dio, l’uno per altro, ed anche gli avvenimenti che viviamo ci parlano di Dio. Ed è qui la bellezza della vita, una ricerca continua di senso, è quell’inquietudine di piacere al mio Signore, quell’essere capace di saper leggere la volontà di Dio negli avvenimenti che viviamo, cercando di essere pronto come Maria ad essere discepola di questo Figlio, paradossalmente, Lei che è creatura dà vita al creatore, ma nello stesso momento in cui l’ha generato diventa discepola del Figlio, e noi dovremmo imparare a guardare Gesù non soltanto unione del grande amore del Padre verso l’umanità ma anche come modello su cui ispirare il nostro cammino.